L’indennità di maternità è il sostegno economico riconosciuto dall’INPS alle lavoratrici durante il congedo obbligatorio per la nascita, l’adozione o l’affidamento di un figlio. La misura è disciplinata dal D.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 (Testo Unico sulla maternità e paternità) ed è stata oggetto di ulteriori interventi normativi, i più recenti da ultimo con la legge di Bilancio 2026.
Indice:
- Cos’è il congedo di maternità e chi ne ha diritto
- Le novità 2026 sulla maternità: cosa cambia con la Legge di Bilancio
- Assegno di maternità: il sostegno per chi non ha un’indennità ordinaria
- Come presentare la domanda di indennità di maternità all’INPS
- Documenti da preparare prima di accedere al portale
- Hai domande sulla gestione della maternità in azienda o come lavoratrice?
Cos’è il congedo di maternità e chi ne ha diritto
Il congedo obbligatorio ha una durata complessiva di cinque mesi totali di norma suddivisi in due mesi precedenti la data presunta del parto e tre mesi successivi alla nascita del bambino. in presenza di idonea certificazione medica, è ammessa la flessibilità del congedo, che consente alla lavoratrice di proseguire l’attività lavorativa fino al parto e di fruire dell’intero periodo di cinque mesi successivamente alla nascita. In caso di parto anticipato, i giorni di congedo non fruiti prima del parto si aggiungono al periodo post partum, fermo restando il limite complessivo di cinque mesi. Qualora, invece, il parto avvenga oltre la data presunta, il periodo intercorrente tra la data presunta non riduce in alcun modo il congedo spettante dopo la nascita.
Durante il congedo obbligatorio spetta un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera.
Hanno diritto al congedo:
- le lavoratrici dipendenti del settore privato e pubblico;
- le lavoratrici artigiane e commercianti iscritte alle gestioni speciali INPS;
- le titolari di partita IVA iscritte alla Gestione Separata INPS;
- le libere professioniste con cassa previdenziale autonoma (avvocatesse, commercialiste, architette, ecc.).
Dipendenti: come viene erogata l’indennità di maternità
Per le lavoratrici dipendenti del settore privato, l’indennità di maternità viene anticipata in busta paga direttamente dal datore di lavoro, che successivamente recupera l’importo mediante conguaglio contributivo con l’INPS.
Numerosi contratti collettivi nazionali prevedono, per il periodo di maternità obbligatoria, l’integrazione dell’indennità INPS fino al 100% della retribuzione a carico del datore di lavoro. È il caso, ad esempio, del CCNL del commercio e del comparto metalmeccanico. In tali ipotesi, la quota aggiuntiva rispetto all’80% riconosciuto dall’INPS viene corrisposta dall’azienda come normale retribuzione ed è pertanto assoggettata a tassazione IRPEF ordinaria.
Autonome e partite IVA: come si calcola l’importo nel 2026
Le artigiane e le commercianti iscritte alle gestioni speciali INPS percepiscono un’indennità calcolata sull’80% della retribuzione minimale giornaliera stabilita annualmente. Per il 2026, l’importo giornaliero è stimato in circa 43,30 euro lordi, per un totale di circa 6.495 euro sull’intero periodo di cinque mesi.
Le titolari di partita IVA iscritte alla Gestione Separata hanno diritto allo stesso periodo di congedo obbligatorio. In questo caso l’indennità è determinata applicando la misura dell’80% al reddito imponibile dichiarato nell’anno precedente, rapportato alla base giornaliera e moltiplicato per i 150 giorni di congedo. In presenza di un reddito molto basso o assente, è comunque garantito un importo minimo complessivo, stimato per il 2026 in circa 2.037 euro.
A differenza delle dipendenti, le autonome non sono tenute all’astensione obbligatoria dall’attività lavorativa e possono continuare ad esercitare la propria professione pur percependo l’indennità.
Le novità 2026 sulla maternità: cosa cambia con la Legge di Bilancio
La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) è intervenuta sul Testo Unico in materia di maternità e paternità introducendo alcune modifiche rilevanti. Le nuove disposizioni riguardano esclusivamente i lavoratori dipendenti e sono operative dal 1° gennaio 2026. Restano invece soggetti alla normativa previgente i rapporti di lavoro di natura autonoma.
Congedo parentale esteso fino ai 14 anni del figlio
Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro riconosciuto a entrambi i genitori, che si aggiunge ai cinque mesi di congedo di maternità obbligatoria, può essere oggi fruito fino al compimento dei 14 anni del bambino, in luogo del precedente limite dei 12 anni. La novità è stata confermata dall’INPS con messaggio n. 251 del 26 gennaio 2026.
Resto fermo che i periodi di congedo parentale fruiti fino al 31 dicembre 2025 continuano ad essere disciplinati dalla previgente normativa.
Il periodo massimo complessivo di congedo parentale resta invariato ed è pari a dieci mesi complessivi, elevabili a undici, se il padre utilizza almeno tre mesi.
Per quanto riguarda il trattamento economico, l’indennità è riconosciuta secondo le seguenti regole:
– le prime tre mensilità, se fruite entro il compimento dei 6 anni del bambino, sono indennizzate nella misura dell’80% della retribuzione media giornaliera;
– dal quarto al nono mese, l’indennità è pari al 30% della retribuzione;
– gli eventuali periodi di congedo parentale eccedenti il nono mese sono indennizzabili al 30% solo se il reddito individuale del genitore richiedente rientra nei limiti previsti dalla normativa; in caso contrario, non è prevista indennità.
Congedo per malattia del figlio: più giorni e fascia d’età ampliata
Dal 1° gennaio 2026, ciascun genitore dipendente ha diritto a 10 giorni lavorativi all’anno per assistere un figlio malato di età compresa tra i 3 e i 14 anni. Prima della riforma il limite era di 5 giorni fino agli 8 anni di età. I due genitori non possono assentarsi contemporaneamente per lo stesso motivo.
Per i figli con meno di tre anni nulla cambia: il congedo per malattia spetta per tutta la durata dell’evento, senza tetti di giorni. In entrambi i casi, i giorni di assenza non sono retribuiti per legge, salvo previsioni più favorevoli previste dal contratto collettivo applicato.
Novità per i datori di lavoro con meno di 20 dipendenti
La Legge di Bilancio 2026 prevede un’agevolazione per le imprese private con meno di 20 dipendenti che assumono personale a tempo determinato in sostituzione di chi è in congedo di maternità o parentale. In questi casi è riconosciuto un esonero contributivo del 50% sui contributi dovuti per il lavoratore sostituto.
È inoltre possibile prolungare il contratto di sostituzione fino al primo anno di vita del bambino, per garantire un periodo di affiancamento tra la dipendente rientrante e il sostituto. Per approfondire come strutturare questi contratti e accedere agli sgravi previsti, puoi consultare la nostra area dedicata alla gestione degli ammortizzatori sociali e delle agevolazioni contributive .
Assegno di maternità: il sostegno per chi non ha un’indennità ordinaria
Le lavoratrici che non hanno diritto all’indennità di maternità ordinaria — ad esempio in assenza di un rapporto di lavoro o in presenza di un trattamento economico inferiore al minimo previsto — possono accedere a due specifiche misure, entrambe gestite dall’INPS: l’assegno di maternità dei Comuni e l’assegno di maternità dello Stato.
Assegno di maternità dei Comuni (art. 74, D.Lgs. 151/2001)
Per l’anno 2026, a seguito della rivalutazione ISTAT dell’1,4%, l’importo dell’assegno di maternità dei Comuni è pari a 413,10 euro mensili per ciascuno dei cinque mesi di spettanza, per un totale complessivo di 2.065,50 euro. L’accesso al beneficio è subordinato al rispetto di specifici requisiti economici: il nucleo familiare della richiedente non deve superare una soglia ISEE pari a 20.668,26 euro.
La domanda deve essere presentata al Comune di residenza entro sei mesi dalla data di nascita del figlio; tale termine ha carattere perentorio e il suo mancato rispetto comporta la decadenza dal diritto alla prestazione.
L’assegno è riconosciuto anche in caso di adozione o affidamento preadottivo. Qualora la richiedente percepisca già un trattamento economico di maternità di importo inferiore, spetta esclusivamente la corresponsione della quota differenziale tra l’indennità già percepita e l’importo dell’assegno comunale.
Assegno di maternità dello Stato (art. 75, D.Lgs. 151/2001)
L’assegno di maternità dello Stato è riservato alle lavoratrici con contratti atipici o discontinui che non rientrano nella tutela ordinaria. Viene erogato direttamente dall’INPS, senza passare per lo sportello comunale, ed è subordinato a un requisito contributivo minimo di tre mesi nei 18 mesi precedenti il parto. La domanda va presentata entro un anno dalla fine del periodo indennizzabile.
Come presentare la domanda di indennità di maternità all’INPS
Per richiedere l’indennità di maternità è necessario seguire due passaggi distinti.
- Il primo è medico: il ginecologo o il medico curante deve trasmettere telematicamente il certificato di gravidanza al portale INPS (https://www.inps.it/), indicando la data presunta del parto. Va annotato il numero di protocollo del certificato: sarà indispensabile per compilare la domanda.
- Il secondo passaggio è la domanda online, accessibile tramite il sito INPS con SPID, CIE o CNS. La richiesta va inoltrata dopo l’inizio del settimo mese di gravidanza, idealmente almeno 30 giorni prima della data presunta del parto. Per le dipendenti è spesso il datore di lavoro a gestire la procedura; per le autonome, la domanda va presentata direttamente.
Documenti da preparare prima di accedere al portale
Prima di avviare la procedura, è utile avere già a portata di mano:
- Numero di protocollo del certificato di gravidanza
- Codice fiscale della richiedente (e del bambino, dopo la nascita)
- IBAN del conto corrente intestato alla richiedente
- Documentazione reddituale (per le lavoratrici autonome e a progetto)
Una volta inviata la domanda, l’INPS verifica i requisiti e, se tutto è in regola, dispone il pagamento. I tempi variano in base al carico delle sedi territoriali, ma l’accredito avviene generalmente entro alcune settimane. Lo stato della pratica è consultabile in qualsiasi momento dall’area riservata del portale INPS.
Hai domande sulla gestione della maternità in azienda o come lavoratrice?
Muoversi tra domande INPS, scadenze, agevolazioni contributive e novità normative può risultare più complicato del previsto, soprattutto la prima volta o quando si ha del personale da gestire. Affidarsi a un professionista aiuta a non perdere scadenze importanti, a impostare correttamente le pratiche e a sfruttare tutte le misure previste dalla legge.
Il team dei consulenti del lavoro di Studio De Meo è a tua disposizione, sia che tu sia una lavoratrice che vuole capire a cosa ha diritto, sia che tu sia un’azienda che deve gestire una sostituzione e verificare le agevolazioni applicabili.
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