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Maternità facoltativa 10 mesi: come funziona e cosa sapere nel 2026

La maternità facoltativa, oggi chiamata congedo parentale, è uno strumento fondamentale per conciliare lavoro e famiglia: conoscere durata, indennità e modalità di richiesta permette a genitori e datori di lavoro di gestirla correttamente e senza errori.
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Redazione Studio De Meo
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La maternità facoltativa 10 mesi è uno degli argomenti più cercati da genitori lavoratori e responsabili delle risorse umane. Nel linguaggio comune si usa ancora spesso questa espressione, ma tecnicamente oggi si parla di congedo parentale: un periodo di astensione facoltativa dal lavoro che entrambi i genitori possono richiedere per prendersi cura dei figli.

Maternità facoltativa e maternità obbligatoria: quali differenze

Il congedo di maternità obbligatorio e il congedo parentale — la cosiddetta maternità facoltativa — sono due istituti distinti, con regole, durate e importi diversi. Chiarire questa differenza subito evita molti malintesi, soprattutto nella gestione pratica delle pratiche aziendali.

Il congedo di maternità obbligatorio

Il congedo di maternità obbligatorio è un diritto esclusivo della madre lavoratrice dipendente. Dura complessivamente 5 mesi — di norma 2 prima del parto e 3 dopo — ed è indennizzato dall’INPS all’80% della retribuzione media giornaliera. Non è rinunciabile e va comunicato al datore di lavoro con il dovuto anticipo.

La maternità facoltativa: cos’è il congedo parentale

Il congedo parentale scatta dopo il periodo obbligatorio e spetta a entrambi i genitori. A differenza della maternità obbligatoria, può essere richiesto in modo frazionato — anche a ore o per singoli giorni — offrendo maggiore flessibilità nella gestione del tempo dedicato al bambino.

Sono proprio questi periodi facoltativi a generare i 10 mesi di cui si sente spesso parlare. Non sono 10 mesi a testa, ma il totale complessivo indennizzabile dalla coppia, ripartito secondo regole specifiche che vedremo di seguito.

Come si dividono i 10 mesi di maternità facoltativa

La durata del congedo parentale varia in base al genitore che lo richiede e alla composizione del nucleo familiare.

Per la madre, il limite massimo è di 6 mesi.

Per il padre, il limite massimo è di 6 mesi, che possono salire a 7 mesi se si astiene dal lavoro per un periodo complessivo di almeno 3 mesi.

Per la coppia, il limite complessivo è di 10 mesi totali, elevabili a 11 mesi se il padre utilizza almeno 3 mesi di congedo.

Nel caso di genitore unico, il limite massimo è di 11 mesi complessivi.

Il padre può fruire del congedo parentale anche durante il periodo di maternità obbligatoria della madre: i due periodi, quindi, possono sovrapporsi.

Quanto si percepisce durante i 10 mesi di maternità facoltativa?

L’indennità del congedo parentale è a carico INPS ed è calcolata sulla retribuzione media giornaliera del mese precedente l’inizio del congedo. L’importo però non è uniforme: varia a seconda di quando i mesi vengono fruiti e di alcune condizioni legate alla fine del congedo obbligatorio.

I mesi indennizzati all’80%: le novità della Legge di Bilancio 2025

Il percorso di miglioramento dell’indennità è stato progressivo. Fino al 2023 era previsto 1 solo mese all’80%; la Legge di Bilancio 2024 l’ha portato a 2; con la Legge di Bilancio 2025 si è arrivati a 3 mesi indennizzati all’80% della retribuzione. Per accedere a questa misura, il congedo obbligatorio deve essere terminato a partire dal 1° gennaio 2025 e i periodi devono essere fruiti entro i 6 anni di vita del bambino.

I 3 mesi all’80% rientrano nell’ambito dei 6 mesi non trasferibili (3 per genitore) e possono essere fruiti in modo frazionato e alternato tra madre e padre. Per chi sta pianificando come sfruttare al meglio la maternità facoltativa, questa è la novità più rilevante degli ultimi anni.

L’indennità al 30% per i mesi rimanenti

I restanti mesi indennizzabili — fino al nono — sono coperti al 30% della retribuzione e possono essere richiesti fino al compimento del 14° anno di vita del bambino. Oltre i 9 mesi, l’indennità al 30% spetta solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo annuo di pensione.

Fino a quando si può usare il congedo parentale?

Fino al 31 dicembre 2025, il congedo parentale poteva essere fruito entro i 12 anni di vita del bambino. La Legge di Bilancio 2026 ha esteso questo limite a 14 anni, ampliando la finestra temporale a disposizione dei genitori lavoratori dipendenti.

Per le adozioni e gli affidamenti, il termine decorre dall’ingresso del minore in famiglia, sempre nel rispetto del limite dei 14 anni e fermo restando che non si può superare il compimento della maggiore età del figlio.

Come richiedere la maternità facoltativa di 9 mesi

La domanda di congedo parentale va presentata all’INPS tramite il portale online prima dell’inizio del periodo di assenza. Le domande retroattive non sono ammesse: se presentate in ritardo, l’indennità decorre dalla data della domanda, non dall’inizio dell’assenza. In parallelo, il lavoratore deve comunicare l’assenza al datore di lavoro, rispettando i preavvisi previsti dal proprio CCNL.

Per accedere all’indennità maggiorata all’80%, occorre verificare di rientrare nelle condizioni: congedo obbligatorio terminato dopo il 31 dicembre 2024 e periodi fruiti entro i 6 anni del bambino. Se la situazione non è chiara, un consulente del lavoro può verificarla e indicare la strada più conveniente.

Maternità facoltativa e genitore solo

Quando c’è un solo genitore — per morte, grave infermità, abbandono dell’altro genitore o affidamento esclusivo del minore — le regole cambiano. Il genitore solo può beneficiare di 10 mesi di congedo indennizzati (di cui i primi 3 all’80% entro i 6 anni del bambino) e fino a 11 mesi totali di congedo complessivo.

Lavoratori autonomi e maternità facoltativa

Per lavoratori autonomi e liberi professionisti le regole sono diverse. Il congedo parentale spetta per un massimo di 5 mesi a genitore, da fruire entro il primo anno di vita del bambino. L’indennità si calcola su base diversa rispetto ai dipendenti e non prevede le maggiorazioni all’80% introdotte dalle ultime leggi di bilancio, che si applicano ai soli lavoratori dipendenti.

Cosa deve sapere il datore di lavoro

Il congedo parentale non riguarda solo il lavoratore. Per il datore di lavoro comporta obblighi precisi: gestire la sostituzione temporanea, inviare le comunicazioni agli enti previdenziali e applicare correttamente il trattamento economico previsto dal CCNL di riferimento.

In molti casi il contratto collettivo prevede integrazioni all’indennità INPS, portando la retribuzione durante la maternità facoltativa a percentuali più alte rispetto al minimo di legge. Verificarlo per tempo — con il supporto di un esperto di consulenza del lavoro — evita errori in busta paga e possibili contestazioni.

Anche la gestione del rientro merita attenzione: ripristino delle mansioni, scatti di anzianità, ferie maturate durante il congedo. Aspetti che rientrano nell’amministrazione del personale e che, se trascurati, possono diventare fonte di conflitti con il dipendente.

Maternità facoltativa 10 mesi: le risposte alle domande più comuni

Alcune domande ricorrono spesso su questo tema. Vale la pena risponderci in modo diretto:

  • I 10 mesi si possono usare tutti insieme? Sì, anche in modo continuativo, ma possono essere frazionati in giorni o ore secondo quanto previsto dal CCNL.
  • Il padre può prendere la maternità facoltativa mentre la madre è in maternità obbligatoria? Sì, i due periodi possono sovrapporsi.
  • Maturano ferie e tredicesima durante il congedo? Sì, i periodi indennizzati contribuiscono al trattamento previdenziale e alla maturazione di ferie e tredicesima.
  • Cosa succede se si cambia lavoro? Il diritto resta valido finché il rapporto di lavoro è attivo durante il periodo di congedo richiesto.

Un diritto importante, da gestire con attenzione

La maternità facoltativa di 10 mesi è un diritto rilevante, ma per sfruttarlo al meglio serve conoscerne le regole, i termini e gli aggiornamenti normativi. Le ultime leggi di bilancio hanno migliorato in modo significativo la copertura economica, soprattutto per quanto riguarda i mesi retribuiti all’80%, rendendo questo istituto più conveniente rispetto al passato.

Se sei un genitore che vuole capire come organizzare il proprio congedo, o un datore di lavoro che deve gestire queste situazioni correttamente, i consulenti del lavoro di Studio De Meo sono a tua disposizione. Contattaci per una consulenza personalizzata.

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